A cura di Benedetta Cestelli Guidi, Laura Moro
Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (MiBACT)
27.11.14 – 19.12.14

Fotografie su ferro che sembrano nascere dal caso. Ritratti ripresi in esterno su set improvvisati, eseguiti con rapidità, dal costo abbordabile e quindi di grande popolarità e ampia circolazione.
Il ferrotipo, utilizzato tra il 1853 e il 1930, è un positivo fotografico a procedimento diretto su lamiera di metallo emulsionata al collodio. È la prima fotografia istantanea che segna una novità straordinaria nella pratica fotografica ormai consolidata della seconda metà dell’Ottocento perché porta il fotografo fuori dallo studio di posa immettendolo nel flusso della società urbana e rurale. Ritroviamo così gli stessi elementi della fotografia “nobile” di quegli anni: la balaustra, la sedia, lo sfondo dipinto che chiude la prospettiva di immaginifici set. Il bordo della lastra mostra però l’artificio, quando il selciato appare da sotto la pedana o il fondale si increspa e rivela la finzione.
Questi pezzi unici ci affascinano per il loro essere “oggetti” fotografici, dove la materia del supporto assorbe l’immagine connotandola stilisticamente nella sua opacità; la mancanza di contrasti, dovuta ai bassi tempi di esposizione, era il prezzo che si pagava per un’istantanea a buon mercato. Oggi questi ferri ci parlano di una pratica molto diffusa ma per lo più dimenticata; i tintypes emergono raramente dalle collezioni, dai cassetti, dalle bancarelle reali e virtuali, mentre ora sono oggetto di attenzione e di rielaborazione da parte di artisti contemporanei. Una raccolta di ferrotipi ottocenteschi può così trovare posto nell’ambito di fotografia Festival Internazionale di Roma.

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Curated by Benedetta Cestelli Guidi, Laura Moro
Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (MiBACT)
27.11.14 – 19.12.14

Photos on iron which appear to be born out of chaos. Portraits taken outside on improvised sets in a short time and at an affordable cost and which were there- fore very popular and widespread.
The ferrotype, adopted between 1853 and 1930, is a photograph produced by creating a direct positive on
a sheet of metal coated with a collodion emulsion.
It is the first instant photography which was an extraordinary new idea in the established practice
of photography in the second half of the nineteenth century as it took the photographer outside of the studio and brought him into the flow of urban and rural society. We thus find the same elements of the “noble” photography of those years: the balustrade,
the chair, the painted backdrop which closes off the perspective of highly imaginative sets. The edge of the sheet however uncovers the artifice when the pavement appears from under the plinth or the backdrop creases and reveals the pretence.
These unique pieces fascinate us as photographic “objects”, in which the material of the medium absorbs the image, the style features taken from the opacity. The lack of contrasts, due to low exposure times, was the price paid for a low-cost instant photograph. Today these sheets of iron tell us about a very popular yet mostly forgotten technique. Tintypes rarely came out
of collections, drawers and market stalls both real and virtual, whereas now they are the focus of attention and of reprocessing by contemporary artists. A collection of nineteenth-century ferrotypes can thus find a place in the Fotografia Festival Internazionale di Roma.