A cura di Marco Delogu
in collaborazione con
 Galleria Massimo Minini, Brescia
Testo di Didi Bozzini

Asylum of the Birds è il titolo che Roger Ballen ha scelto per riunire i suoi lavori recenti.
Parole nel cui spessore giacciono realtà e significati diversi.
Da un lato, un insieme di baracche nei sobborghi di Johannesburg che, tra verità e finzione, ospita un variegato gruppo di abitanti ed un cospicuo numero di uccelli in libertà.
Dall’altro, un luogo simbolico nel quale si incontrano terra e cielo, vita e morte, inferno e paradiso.
Al tempo stesso rifugio, prigione, nido e gabbia, in esso convivono la colomba bianca ed il corvo nero, l’apparizione biblica che annuncia il futuro o l’incubo allucinato di una fine senza fine, come nei versi di Poe.
Nell’ambiguità di simboli e metafore, questa raccolta di fotografie delinea un universo che ricorda quello dei Caprichos di Goya. È un “sueño de la razón”, un sonno o un sogno della ragione che “produce monstruos”, genera mostri, esseri straordinari, eventi prodigiosi. Un’immersione profonda nei cunicoli del subconscio fino agli inferi, fino ai territori più oscuri dell’Io.
Roger Ballen, in effetti, lascia libero il proprio pensiero di regredire al di qua del ragionamento e della logica. Si avventura in quei labirinti della psiche che precedono le idee, nei quali regnano le immagini. Là dove esse nascono seguendo
il flusso dell’analogia e si susseguono sotto la spinta di forze incontrollate. Non si giustificano attraverso la costruzione razionale di una scala di valori.
Asylum of the Birds è un universo visionario, alogico e amorale, dove bene e male si fiancheggiano senza escludersi. Il bello non coincide con l’uno, né ciò che è brutto rappresenta necessariamente l’altro. È un luogo in cui anche bello e brutto sono ancora – o ormai – indistinti. Un universo estetico fondato sulla meraviglia, non sull’armonia. Un mondo nel quale l’apparenza non ha nessuna importanza in sé, perchè ogni cosa, animale o persona è molto più di ciò che si vede, è un’apparizione. Si manifesta come un involucro materiale, ma al tempo stesso è una reliquia dalla quale l’invisibile può essere evocato.
L’opera dell’artista diventa così una sorta di rito sciamanico, teso a rivelare ciò che ogni fotografia occulta dietro il proprio aspetto di riproduzione oggettiva della realtà. Talismani, feticci, amuleti. Strumenti di un rito funebre, dapprima, e di una magica celebrazione della rinascita, in seguito. Simboli della caduta e del volo. Visioni di Underworld e Heaven, che convivono all’interno della stessa mente.

 

ENGLISH
curated by Marco Delogu
in collaboration with Galleria Massimo Minini, Brescia
text by Didi Bozzini

Asylum of the Birds is the title under which Roger Ballen has chosen to collect his recent work. Words with different worlds and meanings lodged beneath their surface.

On the one hand, a group of shacks on the outskirts of Johannesburg, which, mingling truth and fiction, harbour a motley assortment of inhabitants and a remarkable number of birds, flying free.

On the other hand, a symbolic place at the meeting point of earth and sky, life and death, hell and heaven.
 Asylum, both refuge and prison, nest and cage. Birds, white dove or black raven, a Biblical apparition that is the harbinger of the future or the delirious dream of an end without end, as in the verses by Poe.

In the ambiguity of symbols and metaphors, this collection of photographs delineates a universe reminiscent of the one in Goya’s Caprichos. It is a “sueño de la razón”, a sleep or a dream of reason that “produce monstruos”, generates monsters, extraordinary beings, prodigious events.

A plunge into the winding tunnels of the subconscious all the way to the underworld, until the darkest regions of the Self.
Indeed, Roger Ballen leaves his thoughts free to slip back beyond reason and logic. He ventures into the mazes of the mind that precede ideas, where images reign supreme, where they first come into being, flowing down the current of analogy and following fast upon each other, driven by uncontrollable forces. They cannot be explained through the rational construction of a scale of values.


Asylum of the Birds is a visionary, alogical and 
amoral universe where good and evil exist side by side without excluding each other. Beauty does not correspond to the former, nor ugliness necessarily to the latter. It is a place where even beauty and ugliness are still – or are now – blurred together. An aesthetic universe founded on wonder, not on harmony. A world where appearances have no importance in and of themselves, because everything, whether animal or human, is much more than can be seen, is an apparition. It manifests itself as a husk of matter, but at the same time, it is a reliquary from which the invisible can be conjured forth.


The artist’s work thus becomes a sort of shamanic ritual, aimed at revealing what every photograph conceals under the guise of an objective depiction of reality. Talismans, jujus and amulets. They are the implements of a funeral rite, at first, and then of a magical celebration of rebirth. Symbols of falling and of flight. Visions of the underworld and of heaven, which coexist within the same mind