A cura di 
Gregorio Botta

L’autoritratto preferito di Rodolfo Fiorenza era un’ombra. Un’immagine sfocata, quasi indecifrabile, riflessa in uno specchio. Fantasia di scomparsa: come se l’autore volesse cancellarsi, per diventare un occhio libero da se stesso, vergine, totalmente aperto all’esperienza visiva. Invece: in quell’annullamento c’era tutto lui, e tutta la sua cifra. Quella di un uomo generoso e gentile, di un artista esigente che amava fotografare l’arte e gli artisti colti nel momento più intimo: quello del rapporto con l’opera. Sparendo, ne coglieva l’essenza.

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Curated by Gregorio Botta

Rodolfo Fiorenza’s favourite self-
portrait was a shadow. An unfocused image, almost undecipherable, reflected in a mirror. A disappearance fantasy: as if the photographer wanted to erase himself to become an unfettered and unsullied eye, totally open to visual experience. Instead in that annihilation there was all of him and all of his style. That of a generous and kind man, a demanding artist who loved photographing art and artists caught in the most private moment, that of the relationship with the work. Shooting, he captured its essence.