A cura di Susanna Gulinucci
In collaborazione con Save the Children, CivicoZero

Una panchina. Un sacco. Una casa per un senza casa. Titolo J’abite Termini. È questa la prima foto di Mohamed Keita che segna il suo arrivo in Italia, nel 2010, dopo aver lasciato la Costa d’Avorio e attraversato il deserto passando dalla Libia. Un lungo viaggio durato tre anni. A Roma, dorme sul marciapiede di via Marsala. Quando a diciassette anni arriva a CivicoZero, centro diurno a bassa soglia di Save the Children, scopre la fotografia con una macchinetta usa e getta. Mohamed non parla italiano e i suoi scatti diventano un modo di conoscere, di comunicare, di mostrare una realtà.

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curated by Susanna Gulinucci
in collaboration with Save the Children, CivicoZero

A bench. A bag. A home for a homeless person. Title J’habite Termini. This is the first photo by Mohamed Keita which marks his arrival in Italy, in 2010, after having left the Ivory Coast and crossed the desert through Libya. A long journey lasting three years. In Rome he sleeps on the pavement
in via Marsala. When aged seventeen he arrived at CivicoZero, a Save the Children low threshold day centre, he discovered photography with a disposable camera. Mohamed doesn’t speak Italian and his photos become a way of knowing, of communicating and of showing a real situation.