Testo di 
Éric de Chassey
Accademia di Francia a Roma – Villa Medici
26.09.14– 28.09.14

Da una decina d’anni Assaf Shoshan lavora principalmente in Israele, dove è nato nel 1973. Le sue fotografie e i suoi video trattano di territori contesi e popoli sfollati, in particolare attraverso delle serie sui migranti dell’Africa subsahariana o su quei luoghi il cui statuto è mal definito per via della storia politica recente. Shoshan chiama questi luoghi “territori dell’attesa”. Borsista a Villa Medici da settembre
2013 ad agosto 2014, a Roma ha condotto un lavoro su delle coppie di cui almeno uno dei membri
sconta una lunga pena nel carcere di Rebibbia. Ha fotografato i luoghi della loro detenzione, il carcere maschile e quello femminile, di cui la mostra presenta due plastici realizzati da un altro borsista dell’Accademia di Francia a Roma, l’architetto Simon de Dreuille. Assaf Shoshan ha anche fotografato e filmato separatamente i membri di queste coppie: ciascuno si presenta (più che venire colto) a mezzo busto su uno sfondo specifico, in uno scambio muto con l’artista che diventa uno scambio muto con lo spettatore – uno scambio a sua volta “trasferito” poiché il suo oggetto resta innanzitutto l’altro, impossibilitato a prendere parte fisicamente a questo scambio. A una tradizione del ritratto che vorrebbe cogliere ciò che si suppone il modello nasconda, Assaf Shoshan sostituisce qui una maniera di “fare ritratto” che accetta subito che l’involucro fisico lasci percepire soltanto un’attesa e un’assenza, un orientamento verso un altro che non è presente e che nulla viene a sostituire, se non l’intensità dell’attesa. Una pena che non può essere condivisa da chi non la subisce, ma di cui queste immagini trasmettono la forza particolare che dà ai corpi che la provano.

ENGLISH
Text by 
Éric de Chassey
Accademia di Francia a Roma – Villa Medici
26.09.14– 28.09.14

For the past ten years, Assaf Shoshan has been working mainly in Israel – where he was born in
1973. His photographs and videos capture displaced communities and territories by way of series dealing with the presence of migrants from sub-Saharan Africa or with places whose status remain unresolved due to recent political history. These locals, he calls “waiting territories”. While photographer in residence at Villa Medici from September 2013 to August 2014, Assaf Shoshan initiated a project in Rome about couples in which at least one person is serving a long-term sentence at the Rebibbia penitentiary. He photographed the place of their incarceration, whether built for men or women, as per the two models made by another fellow in residence at the French Academy in Rome, the architect Simon de Dreuille. He also photographed and filmed separately the two members of these couples: each one presents oneself (more than they are shot) from waist up against a specific background, in a mute exchange with the artist which, in turn, becomes a mute exchange with the beholder 
– a transaction that is itself displaced given that its object remains the other who cannot participate physically in the exchange. In so doing, Assaf Shoshan substitutes a tradition of portraiture which pretends to reveal what the sitter is hiding, with a procedure which accepts readily that the physical envelop exudes nothing but longing and absence, that is to say an inflection towards another who is neither present nor replaceable if only for the prolonged waiting.
The prison sentence cannot be shared by those not serving it, and yet these images document the peculiar intensity with which the sentence falls on bodies.