III Premio Graziadei Studio Legale per FOTOGRAFiA – Pietro Paolini – The Two Half

La giuria internazionale, composta da Marco
 Delogu (fotografo e direttore artistico di FOTOGRAFIA), Francesco Graziadei (avvocato, partner di Graziadei Studio Legale), Tod Papageorge (fotografo e direttore del dipartimento di fotografia della Yale University) e Jon Rafman (artista e filmaker), dopo aver visionato le numerose proposte arrivate, ha selezionato Pietro Paolini come vincitore della terza edizione del Premio Graziadei Studio Legale per fotografia.
Il progetto di Pietro Paolini, The Two Half, verrà esposto al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea 
di Roma durante la tredicesima edizione di fotografia. Il vincitore otterrà inoltre una borsa di 5.000 euro per la realizzazione e produzione di un nuovo progetto fotografico, senza vincolo di tema, che sarà esposto durante la successiva edizione. La serie The Two Half è stata realizzata in Venezuela. Paolini ha voluto esplorare la quotidianità del
paese in un momento estremamente delicato per il futuro democratico della società venezuelana. Dalla morte del presidente Hugo Chavez il Venezuela sta infatti vivendo un momento di passaggio, la fine di un’esperienza politica profonda e radicale che ha segnato in modo indelebile la storia del paese nei suoi aspetti positivi e in quelli negativi. L’incertezza, la precarietà di un’identità in pieno divenire che potrà svilupparsi solo con il superamento […]

Call for Entry – Vincitore: Nigel Bennet 
– Hakuro, an itoshima Almanac

La giuria internazionale composta da Marco Delogu (fotografo e direttore artistico di fotografia), Bartolomeo Pietromarchi (curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 203), Federica Angelucci (direttrice della galleria Michael Stevenson di Cape Town) e Thomas Roma (fotografo e direttore della facoltà di fotografia della della Columbia University School) ha selezionato 10 fotografi finalisti tra cui il vincitore dell’edizione 2014: Nigel Bennet. Hakuro, an Itoshima Almanac, il progetto di Nigel Bennet, si basa sulla comprensione della realtà e anche sulle modifiche che i filtri umani apportano ad esso. Lo sforzo per controllare le forze insondabili della natura attraverso la cronologia, la meteorologia e l’astronomia è un tentare di codificare e rendere comprensibile il vuoto crudelmente irrazionale dell’esperienza umana. Come forma e contenuto, Hakuro è anche originata
da narrazioni provenienti dagli stessi abitanti e anche questo è parte di una storia vera. Naturalmente,
 non è “la verità”, ma non è nemmeno pura finzione
o inganno e Hakuro può in qualche modo essere
un autentico valore nel promuovere la nostra comprensione del mondo in cui viviamo. ENGLISH The international jury, composed by Marco Delogu (photographer and artistic director of fotografia), Bartolomeo Pietromarchi (curator of the Italian Pavillion at the Venice Biennale 2013), Federica Angelucci (director […]

Call for Entry – Finalisti

Finalisti Il tema del ritratto è stato sviluppato con diverse sensibilità e metodologie dai finalisti selezionati dalla giuria del concorso. Il ruolo dell’identità tradizionale nella vita quotidiana degli indiani d’America è stato analizzato da Carlotta Cardana attraverso il suo progetto Ahoicipha. Il lavoro di Fabrizio Albertini The Mecca of Coney Island è un foto documentario sull’handball, è la ricerca di un fotografo sullo sport, inteso come azione in relazione a uno spazio definito. Il dono e la minaccia di Federico Covre è lo studio sull’ambivalenza dei sentimenti che il fotografo prova nei confronti dello straniero. Filippo Patrese con Post-ritatti ci mostra, attraverso la fotografia del negativo fotografico, la centenaria necessità dell’essere umano di apparire migliore di quello che è. Francesca Gardini con Una mattina fa un ritratto della scuola di oggi attraverso i giovani studenti pendolari. Una ricerca sulla realtà giovanile che risulta sempre più multiculturale e multietnica. Farei di tutto per averti qui di Gabriele Rossi è uno sguardo infiltrato in una comunità di indiani in Italia. Love radio di Anoek Steketee è un documentario multimediale riguardo al difficile processo di riconciliazione dopo il genocidio in Rwanda. Sex workers, il progetto di Lorenzo Maccotta, mira a costruire un’immagine non […]

Premio IILA-FOTOGRAFiA 2014

A cura di
 Sylvia irrazábal, Segretario Culturale IILA – Istituto Italo- Latino Americano Il Premio IILA-FOTOGRAFIA è cresciuto e si è consolidato negli ultimi anni, affermandosi grazie alla collaborazione tra l’IILA e FOTOGRAFIA – Festival Internazionale di Roma, con il sostegno di visiva e Officine International. La VII edizione viene presentata al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma con una mostra dedicata a fotografi emergenti latinoamericani. I circa 500 lavori, provenienti dai 20 Paesi membri dell’IILA (Argentina, Stato Plurinazionale di Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù, Repubblica Dominicana, Uruguay, Repubblica Bolivariana del Venezuela) esprimono le molte identità culturali dell’America Latina. I fotografi selezionati dalla Giuria del Premio IILA-FOTOGRAFIA 2014 hanno declinato Il Ritratto, tema di questa edizione, servendosi di vari linguaggi e tecniche fotografiche. Gli scatti vincitori sono quelli di ¿Están ahí? di Rodrigo Illescas (Argentina): ritratti colti nell’intimità, rubati attraverso le finestre. Come da regolamento del Premio, Illescas trascorrerà una residenza d’artista a Roma per realizzare un lavoro da esporre al Festival nel 2015. David Alarcón Kritzler (Cile), Menzione d’Onore, ambienta La Cima Inferior nell’ascensore della metropoli- tana, optando per la street photography; Javier Vanegas Torres (Colombia) […]

Premio IILA-FOTOGRAFiA 2013 – José Arispe – Sola

A cura di 
Marco Delogu A chi arriva con l’intento di ritrarla, Roma
provoca ormai una sensazione di spaesamento. La monumentalità non riesce più a essere interpretata, è troppo carica, troppo forte, difficile starci davanti a occhi e mente aperta. Si sente il bisogno di scappare, chiudere gli occhi, sdraiarsi per terra e riaprirli guardando il cielo. Si tenta un’altra via, si prova a cercare tracce del mondo contemporaneo, ma ci rispondono spazi estranei, senza grande identità, spesso sconfitti dal confronto con l’antico. Quegli spazi non hanno occhi e non possono sdraiarsi
per terra e guardare il cielo. Comincia così una sensazione di spaesamento. La vista si riempie di immagini difficilmente catalogabili, non c’è ordine in queste memorie.
 José Arispe disegna una sua geografia personale,
si abbandona alla città, agli interni e agli esterni, prende particolari e visioni più larghe. Si ferma ad aspettare piccole risposte, molto personali. Una piccola mappa si compone giorno dopo giorno, nelle ore di sole, al crepuscolo e infine raggiunge la notte. Al termine di questo percorso emerge un’altra città ancora, un altro tassello di visioni d’artista che noi non vedremo mai, inutile cercarle, rincorrerle, la mappa non ha coordinate. Per fortuna esistono le fotografie di José Arispe. […]