Marco Cipriani, OPEN CITY

La Roma dei turisti in un gioco che oscilla tra realtà e finzione. È quel che emerge dal lavoro di Marco Cipriani: lui, romano, realizza un lavoro identitario sulla sua città, ma ha bisogno degli occhi dei turisti per entrare nel centro di Roma e rivederlo con una luce forte, estiva, piena. Non vuole romani, vuole stranieri, figure per il suo gioco “invaders”. E allora ecco gli open bus che girano come modelli su un plastico, mentre a terra sfilano donne e uomini sempre diversi. Sembra un grande gioco, ma è vita, continua, così come continuerà il lavoro di Marco in altre estati, appena il sole riaccenderà il gioco. Con la collaborazione di GQuadro   CENTRO CULTURALE ALDO FABRIZI

Francesco Francaviglia, POETI DAL NERO

Francesco Francaviglia ci suggerisce che la fotografia e la poesia sono inviti inesauribili alla deduzione e alla fantasia. Questo sui ritratti dei poeti italiani è un lavoro che parte dalla città di Palermo, dove una cara amica del fotografo organizza eventi di poesia. Dal 2010 lavorano insieme ad un progetto fotografico che racconta i poeti siciliani.     CENTRO CULTURALE ALDO FABRIZI

Daniele Molajoli, LA FOLLIA DI GIOVANNI

Nella periferia est di Roma c’è un container che in realtà è un ambulatorio che offre assistenza gratuita per chi di solito ne è escluso. Molajoli ci porta nella follia di Giovanni, nome che lo stesso Antonio Calabrò, medico al Fatebenefratelli, ha scelto per il suo presidio. Giovanni come quello del concilio vaticano, Giovanni come la chiesa di Don Bosco accanto al quale è posizionato il container. Attraverso il ritratto del piccolo container e del lavoro del medico siamo portati a immaginare i ritratti di tutti coloro che ne usufruiscono     CENTRO CULTURALE GABRIELLA FERRI

Mohamed Keita, PIEDI, SCARPE, BAGAGLI

Una panchina. Un sacco. Una casa per un senza casa. Titolo J’abite Termini. È questa la prima foto di Mohamed Keita che segna il suo arrivo in Italia, nel 2010, dopo aver lasciato la Costa d’Avorio e attraversato il deserto passando dalla Libia. Un lungo viaggio durato tre anni. A Roma, dorme sul marciapiede di via Marsala. Quando a diciassette anni arriva a CivicoZero, centro diurno a bassa soglia di Save the Children, scopre la fotografia con una macchinetta usa e getta. Mohamed non parla italiano e i suoi scatti diventano un modo di conoscere, di comunicare, di mostrare una realtà CENTRO CULTURALE ELSA MORANTE

Karmen Corak, Fabio Gasparri – Unveiled altriritratti

Centro di documentazione della ricerca artistica contemporanea Luigi Di Sarro 2 ottobre 2014 – 30 ottobre 2014 A cura di Luisa De Marinis I lavori presentati dai due artisti hanno in comune l’interpretazione del corpo femminile, colto in una dimensione nascosta, intima e privata, che appare rivelata attraverso l’indagine fotografica. Ciascuno muove da prospettive diverse, ma per entrambi il ritratto è mezzo di comunicazione con il mondo: ponte tra realtà privata ed universale. In ogni immagine il corpo umano sembra perdere la caratteristica peculiare di rappresentazione di se stesso: si allontana dal realismo e da ogni connotazione sessuale, per diventare motivo, strumento di indagine, linguaggio.    

Dennis Hopper – Scratching The Surface

Gagosian Gallery 23 settembre 2014 – 8 novembre 2014 Scratching The Surface è la prima grande mostra fotografica a Roma di Dennis Hopper. Verranno presentati in mostra fotografie degli anni ’60 e scatti dei primi anni ’70, appartenenti alla serie Drugstore Camera, accompagnati dalla proiezione di interviste e segmenti di alcuni dei suoi celebri film. Un centinaio di “vintage prints” firmate degli anni ‘60, tra cui i ritratti di artisti, attori e musicisti ormai leggendari e ripresi da Hopper con grande immediatezza. Fotografie che restituiscono un’immagine fortemente affascinante degli anni ‘60 e ‘70 ritraendo l’idealismo politico e l’ottimismo tipici della California dell’epoca.    

Mitsuko Nagone – New Self, New to Self

DOOZO – Art Book & Sushi 9 ottobre 2014 – 22 dicembre 2014 A cura di Manuela De Leonardis New Self, New to Self è la serie di autoritratti che la fotografa giapponese Mitsuko Nagone ha iniziato nel 2009. Con raffinata ironia e humor sottile l’autrice indaga sul concetto di identità. Identità al plurale che la vedono alle prese con situazioni sempre diverse, circondata da oggetti della quotidianità – cibo, utensili da cucina, elettrodomestici – di cui viene ribaltato il significato. La freschezza del linguaggio si esprime attraverso l’uso del colore che s’insinua nel mondo interiore che Nagone – libera da condizionamenti psicologici – condivide con l’osservatore.