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Massimiliano Pugliese, vincitore del concorso di Repubblica.it

La collaborazione tra FOTOGRAFIA e Repubblica.it con le oltre 3000 immagini pervenute dai lettori replica il successo della scorsa edizione, affermandosi come la tradizione di una sfida alla quale puntualmente i partecipanti rispondono con la forza dei numeri e della qualità.

Le 50 immagini più meritevoli vengono mostrate nella gallery e tra queste il vincitore, pescato nella totale autonomia,  spicca per un’immagine, parte di un lavoro progettuale “Getting Lost is Wonderful”, che non avrebbe certo sfigurato nel contesto delle immagini esposte al festival. Massimiliano Pugliese infatti ripropone con il suo scatto quell’idea di fotografo e allo stesso tempo protagonista della foto che è forse una delle peculiarità più comuni a tutti gli autori scelti per la grande collettiva, se non uno dei fili conduttori.

Il buon risultato di questa edizione, unito a quella della precedente il cui difficile tema fu quello dell’assenza, dove Sergio Cuvato vinse con un’immagine quasi in tricromia dai tratti minimalisti utilizzando il vuoto come elemento riempitivo dello spazio dell’immagine, dimostrano come la collaborazione tra Repubblica.it e FOTOGRAFIA non sia solo un evento atteso dai lettori, ma anche un lavoro che è stato in grado di creare ed ispirare un gruppo di fotografi che si distinguono per grande qualità e per la profondità con cui si mostrano in grado di affrontare i temi annualmente proposti.

Massimiliano Pugliese è dunque il vincitore di quest’anno del concorso fotografico sul tema del ritratto realizzato da Repubblica.it in collaborazione con il Festival Internazionale di Fotografia di Roma.

Massimiliano è nato nel 1970 a Roma, dove vive e lavora, ha seguito corsi presso l’Istituto di Fotografia e Comunicazione Integrata di Roma e, tra i vari concorsi, è stato selezionato nel 2014 come secondo classificato della categoria “Ritratti” al Moscow International Photo Awards mentre nel 2010 da PhotoEspana- “Decubrimientos” con un progetto di ritratti ai surfisti.

Il ritratto scattato da Massimiliano si allontana da un’idea più tradizionale in cui il soggetto deve rivolgere il proprio sguardo verso l’obiettivo. È invece caratterizzato da un’assenza di sentimentalismo, ma non di emozioni, e da un interessante studio del colore, dal quale emerge un paesaggio che si sviluppa su più livelli, che si distingue per una sorta di monocromo, con una luce puntata esclusivamente sul soggetto ritratto. Le proporzioni, il movimento ondeggiato che si ripete nei capelli in primo piano e nel paesaggio confuso alle spalle del soggetto e la totale pittura fanno sì che quest’immagine, come tutto il festival 2014 abbia una forte appartenenza e discendenza dalla classicità del ritratto nella storia dell’arte.  (Marco Delogu)

Come racconteresti il tuo ritratto?

Le mie fotografie in genere nascono dalle mie esperienze così come dai miei interessi, nel particolare questo ritratto fa parte di una serie intitolata « Getting lost is wonderful », traduzione del titolo del volume « Perdersi è meraviglioso », una raccolta di ventiquattro interviste che ripercorrono l’intera carriera di David Lynch, dal 1977 fino a oggi. Ho preso spunto dal grande regista perché mi affascina la ricerca del misterioso, la tendenza a non spiegare, a lasciare in sospeso. Il ritratto è stato scattato nel 2012, ma ho trovato la spinta giusta per presentarlo per la prima volta a maggio, dopo aver letto un numero del British Journal of Photography all’interno del quale ho riscontrato un’idea di fotografia che si avvicinava molto alla mia. Il lavoro che sto compiendo su questa serie non è finito né lineare, continua a integrarsi nel tempo.

A quale genere di fotografia ti senti più vicino?

Provo particolare interesse per una sorta di Stage Photography alla Jeff Wall, anche se nel mio piccolo non ho la possibilità di utilizzare tutti gli strumenti necessari. Mi piacciono i fotografi della “scuola di Yale” come Gregory Crewdson e Philip Lorca diCorcia. Le mie non sono foto “rubate”, il soggetto è quasi sempre in posa e c’è la costruzione di un progetto. Non trovo stimolante invece un tipo di fotografia da reportage, la delimitazione di un progetto con un inizio e una fine predisposti riduce la potenza stessa della fotografia a mio parere. È opportuno invece prendersi il proprio tempo, lasciarsi ispirare dall’evoluzione del progetto stesso.

Quali fotografi dell’edizione del festival di quest’anno ti hanno maggiormente colpito?

Nonostante conoscessi già molti dei fotografi che hanno esposto al Festival, sono rimasto molto soddisfatto dalla selezione dei lavori di quest’anno. Ad esempio Martin Bogren, del quale avevo visto altri lavori a Stoccolma, che nonostante presenti aspetti del reportage entra in maniera straordinaria nelle proprie fotografie. Per non parlare di Roger Ballen: non ho potuto fare a meno di chiedermi in che modo una serie come Asylum of the Byrds abbia preso forma, quali siano stati gli stimoli di un’idea così particolare e quali le dinamiche della realizzazione stessa.

Inoltre Doug DuBois ed il suo interessante progetto sui giovani irlandesi, ma anche Alexandra Catiere e Asger Carlsen mi hanno colpito molto. In particolare di quest’ultimo ricordo di esser stato incuriosito da una sua fotografia sulla copertina di un cd di Trentemøller, e incontrare le sue opere al festival è stata senza dubbio un’ottima occasione per conoscerlo più approfonditamente.

(Intervista a cura di Giulia Pesole)

Alexandra Catiere

Alexandra Catiere, Here beyond the mist

Martin Bogren

Martin Bogren, Portraits 2010 – 2014

Roger Ballen

Roger Ballen, Asylum of the Birds

Doug DuBois

Doug DuBois, My last days at seventeen

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